Il viaggio lento

Sii in questo mondo come un semplice passante (Frammento di Hadit). Non bisogna essere spaesati (P. Gobetti).

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mercoledì, 30 gennaio 2008

L'uomo col sorriso

Sappiamo, ancora una volta, che uno ha detto all'altro che l'ha raccontato a un terzo che ha denunciato il primo; sappiamo che gli uomini con le valigette correvano qua e là; che qualche fascistello tirava fuori una bandiera; che nel frattempo in una filiale micronesiana di una banca di Losanna...
Eppure non sappiamo l'ordine del racconto, non conosciamo la sequenza delle telefonate anonime, né quale valigetta è quella buona (un, due, tre, nella valigetta cosa c'è?), né chi ha venduto la bandiera al fascistello, né il numero di conto corrente della banca di Losanna...
Sappiamo che quasi nessuno l'ha detta tutta; che chi sapeva se n'è subito dimenticato. Sappiamo che alcune telefonate sono finite in grandi risate e virtuali pacche sulle spalle, altre in mi raccomando e amen, sia benedetto iddio...
Eppure chi ha domandato è stato insultato. Sua eminenza non ha tempo per le chiacchiere, gli è stato detto, il ministro (ex) è chiuso nel suo gabinetto, il procuratore a letto con l'influenza. Rifatevi alle dichiarazioni di ieri, a quelle di domani, comunisti!

L'uomo col sorriso pare contento. La prima parte del piano è riuscita. Il cardinale stamattina fischietta facendosi la barba (si fanno la barba i cardinali? Da soli? O il solito chierichetto trovatello...).
Molti a palazzo si sfregano le mani e leccano le labbra. L'uomo col sorriso ha comprato a tutti i suoi prosciutto e spumante per festeggiare, e maiali da rosolare in piazza. La prima parte del piano è riuscita.  

Postato da: LinoGraz a 11:20 | link | commenti
almanacco di lino

domenica, 20 gennaio 2008

Ma come diavolo è fatto il Pachistan?
(poco spazio per l'esotismo)

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Postato da: LinoGraz a 13:17 | link | commenti (1)
memoria, almanacco di lino

sabato, 12 gennaio 2008

L'Inattesa

Ricordo che alcuni anni fa due soci ebbero un’idea balzana. Fondarono un’agenzia d’attesa. Proprio così. Si chiamava l’Inattesa e sulla targa fuori dalla finestra al primo piano campeggiava una sedia con la scritta: aspettiamo con o per te.

In un’intervista che lessi allora per ragioni di lavoro, uno dei due soci affermava di aver finalmente coronato un vecchio sogno, dato che fin da ragazzo aveva voluto, come tutti, sfruttare le proprie doti personali. Egli, infatti, sentiva il rumore del tempo che passa. All’inizio ne aveva avuto paura, poi aveva imparato a convivere con questo suo talento e a sfruttarlo per ingannare il tempo, mi si scusi il gioco di parole, durante le interminabili attese dal medico o dal dentista, all’anagrafe comunale o all’ospedale, in aeroporti, stazioni e ascensori. Semplicemente ascoltava il rumore del tempo che passa. Come è naturale, l’autrice dell’articolo gli domandava quale fosse dunque il rumore del tempo che passa. Senza esitare l’uomo l’aveva paragonato allo scorrere di un fiume, alle diverse correnti longitudinali o trasversali di un fiume, quasi come se fossero molti fiumi in un unico fiume, ognuno con la sua voce. A questo andavano aggiunti l’ondeggiare delle chiome delle alghe e lo scodinzolare e saltare di tutti i pesci di tutti i fiumi, lo sfregare delle lenze nell’acqua e sui sassi, il chiasso dei bagnanti, il fruscio delle imbarcazioni a vela o a remi e il lampo di quelle a motore.

Al termine della spiegazione, non ne rimase però soddisfatto. Non è proprio così, aveva aggiunto, è quasi così.

Postato da: LinoGraz a 15:43 | link | commenti (2)
stralunati, analitica della precarietà

sabato, 05 gennaio 2008

C'è uno

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Postato da: LinoGraz a 13:12 | link | commenti (1)
poesie, stralunati, analitica della precarietà

mercoledì, 02 gennaio 2008

Misurazioni

[...]
Hladík había rebasado los cuarenta años. Fuera de algunas amistades y muchas costumbres, el problemático ejercicio de la literatura constituía su vida; como todo escritor, medía las virtudes de los otros por lo ejecutado por ellos y pedía que los otros lo midieran por lo que vislumbraba o planeaba. [...]

[...]
Hladík aveva superato i quarant'anni. Al di là di qualche amicizia e molte abitudini, il problematico esercizio della letteratura costituiva la sua vita; come ogni scrittore, misurava le virtù degli altri da quanto essi avevano realizzato e chiedeva che gli altri lo misurassero per quel che intravedeva o progettava. [...]

(Jorge Luís Borges, El milagro secreto, 1943)

Postato da: LinoGraz a 11:35 | link | commenti (1)
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