Il viaggio lento

Sii in questo mondo come un semplice passante (Frammento di Hadit). Non bisogna essere spaesati (P. Gobetti).

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sabato, 11 agosto 2007

El Espantapajaros (o resterò qui per sempre)

Sotto un sole verticale d'agosto, in una conca del rio Jalon, in fondo all'Aragona, circondato da pini, querce, spaccasassi, fichi, pioppi, frassini -poco più in alto arbusti e rocce nude, un avvoltoio e una lepre-, in lontananza un bianco paese con campanile di mattoni rossi e guglia di rame; intorno al paese orti e frutteti, meli, peri, mandorli, Antonio, cugino alla lontana di Urbano, è assorto nell'imitazione grottesca di uno spaventapasseri. Lo sparo di un cacciatore attraversa l'aria indifferente.
A Istanbul la grande e a Belgrado la bianca, corvi neri inquietano i passanti. Antonio li ha visti, come ha visto i pescatori lungo la Sava e sul ponte di Galata.
Antonio, dice Urbano, è un cercatore di simboli: animali sfuggenti, più delle lepri, delle trote e delle sardine.
(Che sia la confusione mentale a portare al silenzio o il silenzio a portare alla confusione mentale, fatto sta che al paese Antonio viene additato a pazzerello e taciturno, a volte a pazzerello, altre a taciturno. Ultimamente non viene più tanto additato perché non c'è mai. Piano piano è andato maturando un allontanamento dalle cose materiali, eccetto il formaggio e le pesche, di cui va matto. Si è cominciato a notare nel modo di vestire, sempre più trasandato, i capelli e la barba lunghi e aggrovigliati. Per allontanarsi dalle cose materiali, bisogna abituarsi al proprio fetore. E' paradossale, no? E a cosa bisogna abituarsi per credere ai miracoli? Al sapore della terra umida, delle radici di carota selvatica?)
Tutto questo passa per la testa di Antonio mentre sotto il sole cerca ostinato di trasformarsi in spaventapasseri. Qualcuno gli ha detto che nello Yucatan, in Messico, c'è un posto che si chiama El Ahorcado, L'Impiccato.
Allora, pensa Antonio, di certo in futuro sorgerà lungo il Jalon, nella bassa Aragona, un villaggio di nome El Espantapajaros, Lo Spaventapasseri. 
La mia storia verrà tramandata di generazione in generazione, con le consuete varianti e licenze narrative: nascerà la leggendaria figura di Anton, d'origini serbe, vissuto in tempi remoti come sarto a Piccola Santa Sofia, in una casa a pochi passi dal Mar di Marmara. Non per niente la chiesa di tufo di El Espantapajaros conserverà retablos lignei di chiara influenza bizantina.

Ognuno di noi, filosofeggia Antonio scrollandosi di dosso l'immobilità, costruisce un paese di legno e fango, con ricordi che vengono a galla al tramonto come acciughe e sogni nati in una sola notte come funghi. 
(Di questo pensiero Antonio si sentì così soddisfatto, che la frase sarebbe
ancora oggi leggibile sotto la meridiana del municipio di El Espantapajaros, se la pioggia e il vento di tutti questi anni, indifferenti alle parole, non l'avessero quasi del tutto cancellata).

Postato da: LinoGraz a 17:26 | link | commenti
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