Sii in questo mondo come un semplice passante (Frammento di Hadit). Non bisogna essere spaesati (P. Gobetti).
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I pappagalli
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Cocciuta, scalza, sdentata; sacra e volgare; fragile; capace di tutto; spesso inutile. Non so adesso dire di te altri aggettivi, mi sfuggi. Pappagallo, mimo, onda; principessa sul pisello e puttana!
Sei voluta essere potere, dovere, volere, nascere e morire; sole e ombra, caldo e freddo, amore e disamore.
Di palo in frasca, dopo leone, lince e lucciola, la nostra enciclopedia illustrata di S9 è arrivata sulla luna. Non è molto lontana da casa la luna, ma neanche molto vicina. Per un traduttore, le distanze, tanto spaziali quanto temporali, si misurano in parole: quante parole ci sono dalla terra alla luna? Quante parole ci impieghi a lavare i piatti? E a leggere un libro? Lo stesso vale per i prezzi: quanto costa andare in Paraguay? Quindicimila parole, ventimila? Altrettante per fermarsi un mese, o forse più, sulle rive del Paranà, ad imparare il guaranì?
Non c'è vita sulla luna, pare certo. Di conseguenza per il momento non servono traduttori. Dico per il momento perché presto anche quel povero pianetino verrà colonizzato, dagli americani in primis, che allora pian piano svilupperanno un moon english tutto loro, che all'inizio indignerà la regina, la BBC e addirittura il New York Times, ma presto verrà studiato, nasceranno una letteratura e un cinema, si pubblicheranno giornali e fumetti in moon english. Si mescolerà con il russo lunare, il giapponese lunare, lo spagnolo lunare, il francese accademico, ecc. Ci sarà anche uno che parla foggiano stretto e fa le pizze; e certo un catalano che fonderà il Circolo Lunare in difesa delle Minoranze Linguistiche Amics del Pep (el Pep è lui). Né potrebbero mancare un esploratore portoghese, un paio di mercanti olandesi, un drappello di arabi a cavallo in avanscoperta in mome di Allah, i soliti investimenti svizzeri, la tecnologia tedesca e coreana. E i cinesi? Quelli non si mescolano con nessuno e sono ovunque.
Adesso però interrompo questo viaggio spaziale del traduttore che va sulla luna, perché ormai siamo alla emme, che è di mamma, di madrepatria, di metropoli, di Magnetismo Terrestre. Torno a casa in caduta libera gravitazionale. Prima telefono però, come ET.
del Paraguay.
In guaranì, paraguay pare significhi acqua che va verso l'acqua. Ho sempre trovato magica l'opacità di queste parole esotiche che significano frasi intere. Il guaranì e lo spagnolo sono le lingue ufficiali della República del Paraguay/Tetâ Paraguái. Il guaranì dev'essere una lingua solida, di ceppo resistente e fitte ramificazioni. Durante l'epoca coloniale, le comunità gesuitiche dominarono il paese imponendo una sorta di teocrazia. Strana gente i Gesuiti. Fanatici della parola e della sua predicazione, e forse per questo grandi viaggiatori ed esperti linguisti. Trattati spesso da eretici perché troppo colti, troppo curiosi. In Paraguay parlavano spagnolo e guaranì. E, quel che più conta, li insegnavano. In seguito gli eserciti coloniali spagnolo e portoghese, sempre zelanti nella difesa della fede e dell'analfabetismo, combatterono i gesuiti e i guaranì e rimisero le cose in ordine (in spagnolo e in portoghese, ma anche e ancora in guaranì).
Tra il 1865 e il 1870 s'è fatta l'Italia e s'è sfatto il Paraguay. La Triplice Alleanza -Brasile, Argentina e Uruguay-, dichiarò guerra al Paraguay che lì in mezzo, tutto strano lui con sti guaranì e con tutta quell'acqua, rompeva i coglioni. Un massacro. Si stima che la popolazione passò da circa 1.300.000 a poco più di 200.000, donne, bambini e invalidi. Gran parte delle terre annesse dai vincitori. Furono allora le donne a ricostruire faticosamente il paese, lavorando i fertilissimi campi al posto degli uomini, prendendo vari mariti e partorendo molti figli, unendosi agli immigrati stranieri, soprattutto spagnoli e italiani. La zona occidentale del Paraguay, sottratta alla Bolivia in un'altra guerra, era ed è invece occupata dalle comunità bionde di mennoniti tedeschi.
Ancora oggi hanno in molti gli occhi e i cannoni puntati sul Paraguay e sulla sua acqua. Argentina e Brasile, i vicini grossi e aggressivi, e i soliti Stati Uniti, con le loro basi militari di addestramento.
Acqua che va verso l'acqua.
(In catalano addestrare si dice ensinistrar. C'è sempre qualcosa di diabolico, di sinistro, di magico ma anche di truffaldino nelle parole. Forse è proprio questo che sapevano i gesuiti, grandi addestratori appunto).
Guay.
Il dizionario della mitica RAE, la Real Academia de la Lengua Española, dice che in origine significava ahi (che male), ma da qualche edizione contempla anche il nuovo significato di che bello, che figata.
La RAE è composta da un gruppo di eminenti intellettuali del paese, uno per ogni lettera dell'alfabeto, che decretano come si dice e come no in spagnolo. Fanno parte della RAE anche rappresentanti dei paesi dell'America Latina e dell'ispanismo mondiale, senza lettera però. Il lato inquietante è che quando il portavoce di una lettera muore, quella lettera viene sospesa dall'alfabeto spagnolo finché non si trova un sostituto di rango. I vari membri hanno uniformi particolari, che ricordano la loro lettera. L'accademico J (mister jota), ad esempio, ha la coda come il gatto di Pinocchio e un cappellino alla Buster Keaton; l'accademico K (mister ka), un tipo robusto, è costretto a camminare sempre col passo dell'oca, avanti e indietro, dalla A alla Z, dalla Z alla A; il B (miss be) dev'esser grasso e donna; l'I è smilzo; L (mister ele) sempre seduto per terra, un po' ribelle; M (mister eme) un mammone infantile, sempre a quattro zampe; Q (mister qu) fuma una sigaretta; mister T ha il sombrero messicano; V (miss uve), beh, miss uve non ve lo dico. Ma il più eccentrico di tutti es el señor Ñ, l'accademico col baffetto serpeggiante.
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