Sii in questo mondo come un semplice passante (Frammento di Hadit). Non bisogna essere spaesati (P. Gobetti).
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Guay del Paraguay.
Stanotte ho sognato l'acqua. Acqua che filtrava nei tessuti del corpo, scorreva sotto pelle, calmava la gola e i bronchi riarsi. Una pioggia sottile, autunnale, cadeva sui polmoni. Minuscole correnti inumidivano gli occhi, scorrevano sulle guance. Occhi come laghi, guance come valli e colline. Malinconia dolce del tempo che scorre. Cuore drenato. Processo di guarigione dall'influenza.
Sono vivo, non sono ancora secco.
Anche la mia casa è viva. L'acqua filtra dal balcone sotto le piastrelle della sala, sollevandole. Drena calce, polvere e terra, scivola sotto le travi e scorre sulle pareti della signora di sotto, gonfia i mobili pieni di ricordi, di lamentele, di nostalgia:
- Mi marido, que en paz esté, me puso las rayolas en el balcón...
L'operaio mandato dalla padrona di casa ad aggiustare il balcone porta con sé un termos e un mate. L'ho visto fare agli argentini e ancor più agli uruguaiani. Di dove sarà? Nel sogno glielo domando:
- ¿Es usted de Uruguay o de Argentina?
- Yo soy de Paraguay.
Guay del Paraguay.
In Paraguay c'è molta acqua. Forse più acqua che in ogni altra parte del mondo. I fiumi Paranà, Pilcomayo e Paraguay, con i loro molti affluenti, uniscono le acque tra Asunción e Corrientes, già in Argentina, e corrono verso Santa Fé e Rosario, formano un enorme delta poco prima di Buenos Aires e alla confluenza con l'Uruguay s'aprono nel grande estuario madreperlaceo del Rio de la Plata.
Non ci sono mai stato. A parte il "madreperlaceo", il resto è tutto sul mappamondo e un po' forse nell'accento della gente di là venuta qua, nei loro occhi furbi e struggenti.
No llores por mí, Argentina...
Acqua.
Da tempo ho questa fissa dell'acqua. Una passione quasi erotica per fiumi e canali, pozzi e correnti sotterranee. In città le fontanelle mi ipnotizzano. Mi domando perché. Ricordo l'acqua gelida e tonificante dei torrenti di montagna, sulle Alpi. Ricordo l'acqua vichy a casa della nonna in campagna, che se non chiudevi subito la bottiglia straripava, e a me sembrava magica. Ricordo quella città con quel fiume, la ferita indelebile che lascia nell'anima un improvviso raggio di luce invernale sul Po visto da piazza Vittorio. Un grido arancione, intimo, individuale, invisibile. Un bagliore struggente, infernale, effimero. Un segreto di passione nella città razionale.
Ma non riesco a dirlo bene. Forse un altro giorno, chissà. Adesso è ora di alzarsi, anche per gli influenzati. Prendo il caffè sul balcone -a Barcellona l'aria è ancora mite- e osservo il lavoro dell'operaio. Gli domando:
- ¿Es usted de Uruguay, de Argentina?
- Yo soy de Paraguay.
E pensare che le grandi aziende vogliono così bene ai loro dipendenti! Li riforniscono di tutto, SPA, piscine, saune, shampoo, asili nido, pannolini, medaglie, targhe e bavaglioli. Corsi di formazione e di sensibilizzazione. Però ai professori d'italiano no. Ai professori d'italiano, ni agua. (Figuriamoci vapori).
Pescivendolo. Fruttivendolo. Ci sono parole che fanno ridere gli studenti. L'amico e collega Roberto dice di essere un rappresentante di articoli di cancelleria, con campionario di avverbi e preposizioni, pezzi rari, congiuntivi imperfetti, unici proprio per la loro imperfezione, siore e siori, non perdetevi l'occasione: aggettivi al metro, pronomi sfusi o combinati, concordanze scombinate! Preposizioni articolate, possessivi disarticolati, verbi da coniugare (in famiglia, la sera, un passatempo per il focolare)!
L'amico e collega Michele dice invece:
- Che faccio oggi? Vado a farmi umiliare nella cintura barcellonese, belin!
Ecco, perché si va a portare la buona novella dell'italiano anche nelle aziende che affollano i dintorni della città. Di solito l'insegnante d'italiano è sprovvisto di automobile (o camion) propria. Di solito le aziende si trovano in zone facilmente raggiungibili solo con automobile (o camion) propria. Quindi, se vi capitasse di vedere la mattina presto d'inverno un uomo (o una donna) camminare tra il gard rail della tangenziale e la parete di calcestruzzo di una fabbrica con una cartella a tracolla, sappiate che quello è un insegnate di italiano. Se invece è estate e venite a Barcellona in viaggio e sull'autostrada dall'aeroporto vedete un uomo (o una donna) camminare sotto il sole alle tre del pomeriggio sulla striscia d'erba che separa le corsie con una cartella a tracolla, sappiate che anche quell'uomo, o quella donna, è un insegnante di italiano.
Evangelizziamo.
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