Sii in questo mondo come un semplice passante (Frammento di Hadit). Non bisogna essere spaesati (P. Gobetti).
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Oggi a lezione tocca: le varietà linguistiche dell'italiano. Argomento ostico e intossicato, soprattutto qui.
Italiano parlato, italiano scritto. Aulico, colto, accademico, tecnico, burocratico, regionale, dialettale. Popolare volgare, popolare elegante. Italiano parlato da immigrante di lingua araba o slava. Italiano parlato dal figlio dell'immigrante di lingua araba o slava nato in Italia.
Tutto ciò sembrerebbe molto interessante e istruttivo, ma all'atto pratico è una pizza. Soprattutto se è la centesima volta che sentite discutere l'eterno tema cittadino. Le città bilingue hanno il nervo acustico scoperto.
- Perché non mi batto per la sopravvivenza del molisano?
Sono con le spalle al muro.
Anche S9 è munita di fontanella d'acqua depurata per osmosi inversa. È indispensabile alla diuresi corretta dei redattori. L'acqua pubblica a Barcellona fa schifo. Quando va bene sa solo di cloro. D'altronde in Spagna il problema dell'acqua è endemico, un mal di pancia nazionale.
Oltre alla fontanella d'acqua depurata per osmosi inversa, un altro dispositivo immancabile è la macchina del caffè a cialde della Lavazza. Stimola il nervo pineale.
Oggi da S9 mi sono arrivate elettricità ed energia. Nel senso dei lemmi dell'enciclopedia da tradurre, ma anche nel senso dei bytes ricevuti dal mio computer. Scherzi del linguaggio e del lavoro silenzioso in rete (salvo quando uno inizia improvvisamente a parlare da solo ad alta voce guardando fisso lo schermo pieno di puntini luminosi del computer).
Non ridete, increduli ed infedeli: non c'è skype per nessuno.
Costa niente e chiacchieri con New York o Buenos Aires, dove c'è uno che s'è appena alzato alle tre del pomeriggio (fancazzisti sti argentini) e deve spedirti entro sera le bozze pronte per la tipografia. La globalizzazione ha sto tipo di comodità. Uno si fa tranquillamente la barba a Buenos Aires e ti serve i pdf per il tipografo di Barcellona. Lui guadagna 3, tu 7, il tipografo anche, il capo 50. Ma c'ha tanti grattacapi.
Pdf è un'altra parola magica di sti tempi. Non mi sono mai chiesto che cosa significhi. Per dio fannullone. Partito dei flessibili. Potenza determinazione fedeltà. Presto dovremo fornicare. Perdio diofà!
Presto toccherà alla effe, anzi presto doccherà alla effe.
La luce dell'autunno entra in casa obliqua e dolce, gonfia d'umori e umidità, sentimentale. Sui marciapiedi le ombre lunghe delle prime giacche, qualche stivale di pelle nera coi tacchi appuntiti. L'aria ha la consistenza di una fotografia su carta opaca.
Languido e leggero il traduttore respira l'autunno e una sigaretta arrotolata. Tabacco umido che sa di castagna, di terra tiepida e muffa. Ha polmoni da anfibio il traduttore, come quelli dell'enciclopedia a fascicoli che traduce. Anfibio, angiosperma, antibiotico, aspirina; becco, bronzo, bussola; coccodrillo, condor, continente; deserto, diamante, dinosauro; eclissi, elefanti, elementi. Per il momento siamo alla e.
Scripta manent.
Ricordo un racconto di Cortázar -mi sembra s'intitolasse "gli scribi"- in cui immaginava la terra e i mari ricoperti di carta, soffocati da tonnellate di fogli stampati, lettere, estratti conti, scontrini, fatture; fotocopie di documenti, dichiarazioni, contratti, accordi, libri, riviste, giornali, enciclopedie, fascicoli e ogni sorta di appunto, nota, messaggio, barchetta o aeroplanino di carta. L'apocalissi.
Verba volant.
C'è un detto spagnolo che mi perseguita da qualche anno, dice: palabra y piedra suelta, ya no tienen vuelta. Più o meno: parola e pietra sganciata, ormai non tornano indietro. Non te le puoi rimangiare. Però restano. Le parole come le pietre. Le pietre come le parole. Formano calcoli nel cervello e nel cuore.
S9, la casa editrice per cui da qualche anno traduco, occupa tre piani di un alto edificio sulla Diagonal, il grande viale, diagonale appunto, che taglia Barcellona da est a ovest.
Ricordo i tramonti sulla valle del Llobregat visti dall'ultimo piano, alla fine di una giornata intera passata tra l'azzurro di word e il rosso ocra di quark, le lucine di flash.
Adesso lavoro da casa e vedo di rado i colleghi: impaginatori, designer grafici, documentalisti, redattori di testi, fotografi, informatici hardware e software, traduttori in varie lingue, venditori, segretari, amministratori, la ragazza delle pulizie, il custode, il facchino.
Tutti al servizio della carta e della parola. Come castellanti al servizio del castello.
Parliamo di passato: passato prossimo, passato remoto, condizionale composto. Il giardino della casa dei miei genitori in Galizia, la terrazza della nonna con un fico, quel cigno di porcellana così bello, l'odore della gallina messa a mollo nell'acqua calda prima di spiumarla, il profumo d'una gardenia, della torta al limone, la bambola che piangeva, l'angolo tra due sofà dove tenevo i giocattoli.
Con i corsi superiori è possibile cercare strade che vanno avanti e indietro, futuro e passato, futuro nel passato, condizionale composto.
Qualcun altro -in genere altra- viene a lezione di italiano perché ha il ragazzo italiano. Di Ragusa, di Napoli, di Pavia. Si vedono ogni due finesettimana, una volta qua e una volta là: hanno una storia d'amore low cost to coast.
Allora sanno già dire le parolacce e hanno un'idea abbastanza chiara della toponomastica anatomica. La sera a casa, dopo la lezione, sono contente di dire al loro lui buonanotte con due ti, ti aspetto invece di ti spero.
Altri ancora vengono per lavoro: per rispondere al telefono, alle mail e ai fax in italiano; per far bella figura a un colloquio; per partecipare a riunioni con i clienti o fornitori italiani.
Poi ci sono i cantanti d'opera che vengono per capire cosa cantano, i melomani per capire cosa ascoltano, gli egittologi per andare a Torino, gli appassionati d'arte a Firenze e Roma.
E tutti per vedere la torre di Pisa.
Il professore si trova quindi contemporaneamente a svolgere il ruolo di mezzana, consulente aziendale, librettista d'opera, storico, critico d'arte e guida turistica.
Certo questo non è niente rispetto alla capacità mimetica richiesta a un traduttore. E visto che nelle ore in cui non insegno, traduco, devo dire che la mia giornata è tutto salvo che monotona: stamattina ero con Napoleone e ho fatto colazione a Sant'Elena; in tarda mattinata chiacchieravo con Galileo, subito dopo con Newton; a pranzo ero di nuovo Lino; dopo pranzo un geologo che scruta minerali; nel primo pomeriggio un botanico, poco dopo un carrozziere, verso sera informatico, poi ammiraglio, e andrò a dormire acrobata amanuense, sempre sul filo dell'insonnia abitata di parole.
Qualcuno viene a lezione d'italiano perché nel grande gioco della città è un po' solo. Se lo sa, bene, sta al gioco del "facciamo che per due ore siamo in Italia"; se non lo sa, meno bene, spesso si offende, vuole attenzioni, carezze. Dato che la lingua è una parte del corpo, come le mani e le gambe, allora parlare una lingua straniera è come usare le gambe di un altro, anzi gambe posticce simili a quelle di un altro. Per forza si zoppica un po'. Anche se si usano bastoni, stampelle, tricicli, passeggini. Anche se si rispolvera il ciuccio e si torna bambini a imparare a parlare, non è più lo stesso: il ciuccio è solo un ricordo. Adesso meglio una sigaretta, o piuttosto una pizza, un bacio.
Piuttosto una pizza o un bacio soprattutto per le lezioni che finiscono alle nove e mezza di sera tra flottiglie di stanchi e affamati. Persino i giudici sono stanchi la sera, gli ispettori del lavoro, gli avvocati.
Stasera, però, la preposizione FRA è sotto processo. Perché si dice FRA due anni? Giudici, ispettori, avvocati, giornalisti, camalli, guide turistiche, erasmus in partenza, medici, segretarie, grafici, traduttori la guardano fissa negli occhi. Anche se FRA non ha gli occhi. Forse la guardano fra gli occhi. Cerco di promuovere TRA -ehi, guardatela! C'è anche lei. Io la uso di più!-, ma sembra non interessare, d'altronde FRA sa di frafalla e frappè, TRA di trattore e trarocco. Frantoio. Trabicolo.
- Faciamo un ghiocco, profesore? Faciamo que io sono la più vella del reame?
Il professore sorride contento tra gli sguardi delle fanciulle in fiore. Tramortito e beato beve alla sorgente dell'eterna studentessa. Poi beve dell'acqua fresca -da qualche anno l'IIC-B e la Casa dei due punti sono muniti di fontanelle d'acqua purificata per osmosi inversa- e si riprende:
- Faciamo una ridistribuzione di ci, un paio di esse e un'acca in meno, va. Faciamo anche che che è che e non que. Per il resto -pensa il professore, quello con due esse, due occhi e due cuori- faciamo pure che tu sei la più bella del reame. Tanto per stare al ghioco.
Un tanto a parola
L'IIC-B si trova in un passatge del quartiere dell'Eixample (Ampliamento) di Barcellona. I passatges sono viottoli privati, chiusi da cancellate, su cui si affacciano case eleganti con piccoli giardini. Sono minuscole oasi in mezzo agli ampi viali della città ottocentesca. L'IIC-B occupa un edificio scomodo da tutti i punti di vista, ma molto signorile. Davanti all'entrata tre alberi del pepe, una magnolia ficus, pitosfori e altri parenti loro, alla lontana e alla vicina.
Alla lontana e alla vicina. Di fronte all'IIC-B troneggia il palazzo salmone, neoclassico in netto ritardo, della C:D:I:D:B (è scritto così, coi due punti decorativi, in stile neoFidia). All'interno della suddetta un ampio salone per riunioni e partite di bridge, la scuola media e il liceo italiani.
Parenti alla lontana, l'IIC-B e la C:D:I:D:B collaborano in cagnesco. Uno dipende dal ministero degli esteri, l'altra da una fondazione privata (gli I:D:B appunto, quelli coi due punti) ma è riconosciuto dal ministero della pubblica istruzione che gli spedisce gli insegnanti e i presidi.
Tra i meandri dell'IIC-B, in questi sei anni abbondanti, ho insegnato italiano a circa 500 persone, d'ogni età e destino. Non tutto l'italiano, un pezzo per volta, a cottimo, un tanto a parola, un anno qua e un mese là, tra contratti flessibili e pacche sulle spalle, ho insegnato un paio di articoli determinativi alla settimana, diciassette preposizioni al mese, centocinquanta aggettivi in a, e, o, tre pronomi indiretti, il si passivante di cui va pazza la coordinatrice, sei aggettivi possessivi con e senza articolo, due ausiliari per un solo passato...
Poi espressioni impossibili: mettercela tutta, vedersela brutta, sentirsela (si pensi che l'organo sessuale dell'ometto in spagnolo e in catalano è femminile, la polla, la cigala, tipo la minchia siculo-torinese), cumuli di doppie lettere, modi di dire logici e illogici (spiegate voi perché che culo vuol dire che fortuna).
Poi risposte a domande tipo: che cos'è la mafia? E il panettone? Che differenza c'è tra il nord e il sud? I dialetti sono lingue? Ti piace Milano?
Però adesso le cose sono cambiate. Sono spensierato. Non mi occupo più di collaborazioni saltuarie sottopagate o strapagate. Non mi occupo più di raccomandazioni e cordate. Non mi occupo più di voci di corridoio, amicizie, inimicizie, sorrisi e carognate. Non mi occupo più di discussioni e riunioni, di amori nel sottoscala, di cene, né di sbronze. Non mi occupo più di gelosie, invidie e campanilismi. Non mi occupo più di isterismi, crisi, presunzioni e prevaricazioni. Non di abusi né di privilegi.
Mi occupo solo del mio pane e delle parole, cercando di capire gli occhi della gente che viene a chiedermi di insegnargli la mia lingua, a volte ingegnosa e colta, spesso logora e banale.
La chiromante
Sapeva -e sa-, prevedere il futuro. E spiegarlo con calma. Lo sa fare soprattutto adesso, che ha imparato a contenere lo spavento.
Voleva, e vuole, sposarsi in bianco, avere quattro figli. Soprattutto adesso.
Vuole raccontare loro tante storie. Telefonargli tutti i giorni. Senza dar fastidio però.
All'inizio ha avuto paura del suo potere, poi ha imparato a usarlo.
C'è un destino tragico disegnato sulla pelle di chi vede il futuro, di chi lo vede come tutti vediamo il sole al mattino e la televisione la sera.
acqua
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